Madame Bovary

da Gustave Flaubert

Regia e drammaturgia Raffaello Malesci

Stagione teatrale 2016 - 2017


Da uno dei più noti romanzi dell’ottocento una nuova pièce teatrale che distilla il racconto di Flaubert in quadri rapidi ed iconici. La storia di Emma Bovary diviene un archetipo per tante storie di donne contemporanee che si sentono chiuse in un mondo convenzionale, asfittico, dove i sogni non sono possibili. Emma Bovary ci racconta di coraggio, spregiudicatezza, stupidità, crudeltà, ma anche di voglia di ridere e di sognare. Un’eroina sfuggente Emma, ma proprio per questo affascinante, controversa. Una metafora viva oggi come allora.

Emma

Cosa vuole Emma? Non si sa, non è chiaro, non lo sa nemmeno lei. Romanticherie, sogni, noia sono le cifre del personaggio, ma anche amore, passione, desiderio.

Gustave Flaubert pubblica il suo capolavoro nel 1856 e subito qualcuno si prende la briga di citarlo in giudizio per oltraggio alla morale. Perché? Dumas aveva pubblicato “La signora delle Camelie” nel 1848 e qui si parla della cortigiana più bella di Parigi. Come può fare scandalo la storia di Emma? Forse perché è la storia della caduta di una piccola borghese di provincia? Forse perché parla di adulterio? Non credo. I vaudeville francesi sono pieni di storie piccanti fin dalla rivoluzione. Allora cosa?

Emma è sfuggente, volitiva. Non si può sopportare un personaggio che non sa bene cosa vuole, che non adempie ai doveri propri e della propria classe sociale. Marguerite Gautier, l’eroina di Dumas, è invece una prostituta d’alto bordo, resta fedele al suo ruolo.

Emma è una moglie borghese, ma vorrebbe fuggire a Parigi, essere invitata alla feste della nobiltà. Emma è la figlia di un contadino normanno, ma aspira al successo, alla realizzazione sociale. Emma è madre, ma non si interessa della figlia. Emma vuole fuggire con il suo amante dopo aver sognato in gioventù una vita di redenzione in convento. Emma sogna e questo è intollerabile.

E’ la libertà del sogno, del desiderio che viene oppressa, delimitata, costretta dalla vita. La banale vita di un paese di provincia. Dove tutti si alzano alla stessa ora, salutano compunti, sorridono, passano oltre. Con un sorriso schiacciano i sogni con il maglio tremendo della banalità. Non esiste il male nel mondo di Flaubert, non c’è il malvagio fellone che rapisce la principessa. La situazione di Emma è disperata poiché il mondo che la circonda la rende disperatamente ripetitiva. Tutti intorno a lei sopravvivono senza sogni, alzandosi ogni mattina al tocco e mangiando bolliti che per Emma mandano solo zaffate di squallore.

Anche l’amore clandestino le viene a noia. Emma allora cerca nuove avventure, nuove fantasie, mondi fantastici in cui scappare. Ma niente sfugge alla ripetizione di gesti consunti: l’incontro amoroso, il saluto dei compaesani, la diligenza che corre avanti e indietro da Rouen.

Emma vuole fuggire, ma più si dibatte per liberarsi più viene costretta in una piccola casa di provincia che assomiglia sempre più ad una prigione senza carcerieri, serrata dalle chiavi inesorabili della banalità.

Raffaello Malesci