Gli Uccelli
Commedia di Aristofane
Drammaturgia e regia Raffaello Malesci
Spettacolo degli allievi del Primo e del Secondo Anno 2025/2026 de La Scuola dell'Attore
L’utopia farsesca della commedia Antica
La commedia di Aristofane, unico autore comico antico di cui ci rimangono i testi integrali, era destinata alla città intesa come consesso di uomini liberi. Gli ateniesi si ritrovavano due volte all’anno ad assistere, dal mattino al tramonto, alle gare teatrali, che prevedevano alcuni giorni dedicati alla tragedia, altri alla commedia.
Le commedie di Aristofane perciò parlano alla Atene di allora: alla sua politica, alla sua organizzazione sociale; mettendone alla berlina i difetti, proponendo improbabili soluzioni, prendendo in giro in prima persona gli spettatori presenti, che sicuramente non avevano remore a rispondere per le rime agli attori. Lo spettacolo era un misto di commedia, cabaret, farsa e varietà. Sicuramente c’era molta musica e il coro cantava e ballava con colorati e vivacissimi costumi, come ci testimoniano le pitture vascolari superstiti.
Aristofane 2400 anni fa aveva già inventato tutto: l’utopia della città degli Uccelli come in questo caso, il comunismo ante litteram delle Donne a Parlamento, il potere alle donne della Lisistrata, la necessità della Pace – allora come oggi – nella commedia omonima, dove il protagonista, Trigeo, la va a cercare in groppa ad uno scarabeo stercorario.
La Scuola dell’Attore, nel suo percorso ormai trentennale di didattica teatrale, torna per la quinta volta ad Aristofane, la prima fu proprio nel 1996 con Le Donne a Parlamento. Questa volta negli Uccelli abbiamo adottato una trasformazione drammaturgica radicale, cercando di adattare i riferimenti aristofaneschi alla realtà contemporanea, proprio perché questo interessava all’autore: la sua città, il suo tempo, i problemi contingenti, gli usi e i costumi dei suoi concittadini.
Lo abbiamo fatto mantenendo intatta la commedia originale nel suo svolgimento, ma modificando i personaggi in un’attualizzazione speriamo efficace. Certo la comunità dei cittadini ateniesi non esiste più: nella nostra contemporaneità i riferimenti culturali comuni sono oggettivamente più evanescenti. Spesso rischiamo di limitarci al nostro asfittico blog di interessi, finiamo per annegare in un mare di sovra informazione, siamo sommersi dalla complessità soverchiante del nostro mondo.
Aristofane guardava al suo mondo, alla sua comunità e la prendeva in giro con il suo stile, zeppo di parolacce, provocazioni ed eccessi. Noi cerchiamo di fare lo stesso, ma con la nostra contemporaneità, perché in fondo il personaggio umano non è mai cambiato: basta trovare chi oggi può rappresentare il sacerdote dei templi antichi, chi il sicofante, chi il venditore di oracoli, chi il figlio ribelle e così via.
Per gli allievi è una sfida ad interpretare innumerevoli personaggi, ad affrontare una comicità scoperta e diretta, a sognare veramente che il teatro e l’arte possano cambiare il mondo, perché, come ci ricorda Tucidide nei discorsi di Pericle, la Grecia antica ha inventato la democrazia e il teatro e noi dobbiamo cercare di esserne degni eredi.

