Donna Rosita nubile
di Federico García Lorca
(La Scuola dell'Attore 2011 - 2012)
"Donna Rosita nubile" è un capolavoro di Federico García Lorca che racconta con dolente ironia l'attesa logorante e il dramma delle convenzioni sociali. Ambientata a Granada, la vicenda ruota attorno a Rosita, una giovane donna che vive felice con gli zii, circondata dall'amore e dalla bellezza delle rose coltivate dal botanico di casa. La sua vita cambia radicalmente quando il fidanzato è costretto a partire per l'Argentina a causa di affari di famiglia. Prima di lasciarla, il giovane le giura amore eterno e le promette che tornerà presto per sposarla.
Gli anni passano inesorabili e la commedia si trasforma lentamente in un dramma del tempo. Rosita rifiuta ogni altro corteggiatore, aggrappandosi con disperata fedeltà alle lettere d'amore che riceve da oltreoceano, mentre la società circostante inizia a deriderla e a etichettarla come una "zitella". Lorca utilizza la splendida e tragica metafora della "rosa mutabile", un fiore che sboccia rosso al mattino, si fa pallido a mezzogiorno, appassisce la sera e muore di notte, specchio perfetto della giovinezza e delle speranze della protagonista che sfioriscono nell'attesa.
Il culmine della tragedia sentimentale arriva quando si scopre che il fidanzato si è già sposato in America, continuando a ingannare Rosita per anni solo per vigliaccheria. Ormai anziana, priva di mezzi economici dopo la morte dello zio e costretta a lasciare la sua casa, Rosita accetta il suo destino con una dignità d'altri tempi, consapevole di aver sprecato la propria esistenza inseguendo un fantasma.
Le tematiche centrali dell'opera sono il peso opprimente delle apparenze sociali, che condannano la donna non sposata alla marginalità, e l'inganno del tempo che scorre, distruggendo sogni e illusioni. Lorca mette in scena la solitudine e la frustrazione dell'universo femminile dell'epoca, intrappolato in una gabbia d'onore e perbenismo borghese, regalandoci un ritratto poetico e struggente di un amore che si nutre solo della propria speranza.

