Ein nagelhimmel (un cielo di chiodi)
di Reiner Kunze
(La Scuola dell'Attore 1997)
(tratto dal mensile n.35 Dipende)
Tanto per cambiare (quest'anno dev'essere già il terzo o il quarto: roba da far concorrenza al Costanzo Gatta d'un paio d'anni fa, che sfornava rappresentazioni a raffica). Tanto per cambiare, dicevo, il buon Pietro Arrigoni è tornato con un nuovo spettacolo. Stavolta, però, messo in scena con gli allievi della Scuola dell'attore del Teatro Sociale di Montichiari. Che, lo dico subito, m'hanno sorpreso in positivo. Lo spettacolo, una sorta di saggio finale della Scuola strutturato in sette quadri, è andato in scena al Telaio di Brescia perché, te pareva? Il Sociale di Montichiari è ancora mezzo chiuso. S'intitola "Ein Nagelhimmel" ed è una sequela di poesie di autori vari: Rainer Kunze, Thomas Brasch, Volker Von Tome, Jorg Burkhard e Renate Axt. Dicevo che i ragazzi m'hanno stupito in positivo. Per un paio di motivi. Primo: strano a dirsi, ma, su dieci interpreti, ci sono sette uomini e tre donne. Di solito, chissà perché, capita il contrario: ai vari corsi più o meno teatrali che si tengono a Brescia e dintorni partecipano quasi tutte donne. Secondo: (quasi) tutti gli interpreti se la sono cavata bene. E se si tiene conto del fatto che i dieci sono alla loro prima esperienza teatrale... Merito loro, certo, ma merito anche di Arrigoni. Che, forse perché ne è innamorato o forse per qualche altro motivo che mi sfugge, quando ha a che fare con autori tedeschi si trasforma e dà il meglio di sé. Ricordo "Dialoghi e monologhi" di Karl Valentin di un paio d'anni fa: molto bello. Ricordo "Donne. Guerra. Commedia" di qualche mese fa: bello. Adesso, buon ultimo, è arrivato questo "Cielo dichiodi". A proposito di chiodi: sono quelli incorniciati e appesi al soffitto come elemento scenografico dalla fantasia di Roberta Acerboni. Idea azzeccata ed efficace.
PRIMO QUADRO
I PORTATORI DI BEETHOVEN
Andarono a portare Beethoven a tutti
E dato che avevano un disco suonavano per un apprendimento più veloce
la sinfonia n. 5, in do minore opera 67
Ma l'uomo M. disse che questo era troppo forte per lui, per colpa della sua età.
Di notte, i portatori di Beethoven misero pali sulle strade e piazze
tesero fili e fissarono altoparlanti e con il mattino risuonò a scopo di maggior assuefazione
la sinfonia n. 5, in do minore opera 67, abbastanza forte per essere sentita anche in lontananza
Ma l'uomo M. disse che gli doleva la testa, tornò a casa verso mezzogiorno e chiuse porte e finestre e lodò lo spessore delle mura.
Provocati, i portatori di Beethoven allacciarono fili ai muri ed appesero altoparlanti sulle finestre
perché attraversasse i vetri la sinfonia n. 5 in do minore opera 67
Ma l'uomo M. uscì di casa e denunciò i Portatori di Beethoven;
Però tutti gli chiesero cosa mai avesse contro Beethoven.
Offesi, i portatori di Beethoven bussarono alla porta dell'uomo M., quando aprì posero il piede oltre la soglia; lodando la pulizia entrarono
Per caso il discorso cadde anche su Beethoven e per ravvivare il tema avevano per caso con loro
la sinfonia n. 5, in do minore opera 67
Ma l'uomo M. colpì con il mestolo di ferro i portatori di Beethoven
Fu arrestato all'istante
Criminale fu chiamata l'azione di M. dagli avvocati e giudici dei portatori di Beethoven.
Ma c'è sempre speranza: egli fu condannato alla sinfonia n.5, in do minore opera 67 di Ludwig van Beethoven.
Allora M. batté e gridò finché fu silenzio.
Era già troppo vecchio, dissero i portatori di Beethoven.
Però accanto alla bara di M., dissero, sono i suoi figli.
Ed i figli disposero che si suonasse sulla bara dell'uomo M.
la sinfonia n. 5, in do minore opera 67.
SECONDO QUADRO
LA FINE DELLE FAVOLE
C'era una volta una volpe...
comincia il gallo a dire una favola
Ma ecco s'accorge così non va
ché se la volpe la favola sente
a prenderlo verrà
C'era una volta un contadino...
comincia il gallo a dire una favola
Ma ecco s'accorge così non va
ché se il contadino la favola sente
lo ammazzerà
C'era una volta...
Guarda qua, guarda là
favola più non ci sarà.
TERZO QUADRO
RISPOSTA
Mio padre, voi dite,
mio padre nella miniera ha strappi sulla schiena,
cicatrici, piaghe segnate dal pietrisco caduto,
io invece, io canterei l'amore.
Io dico: proprio per questo.
QUARTO QUADRO
VARIAZIONI SUL TEMA 'LA POSTA'
1. Quando la posta passa dietro la finestra fioriscono di giallo i fiori di ghiaccio.
2. Lettera tu, apertura di due millimetri della porta per il mondo, aperta apertura tu, raggio di luce passata ai raggi, tu sei arrivata.
3. Figlia, portalettere dalla cassetta delle lettere fino al tavolo, la tua voce è il corno postale.
4. O da un paese straniero, guarda i francobolli... Come si chiama il paese?
Germania, figlia.
QUINTO QUADRO
LA PROSTITUTA DI AMSTERDAM
Dalle vetrine in Amsterdam: la prostituta nuda dietro al vetro.
Fra un cliente e l'altro fa pausa sul suo sgabello.
Sulle sue ginocchia il diario.
Gli uomini vicino a me allungano il collo e cosa scrive là?!
Lei alza la testa e sorride:
«Potete comperare me, non quello che penso». Io proseguo grato per la lezione gratuita...
SETTIMO QUADRO
ARRIVO NELLA MIA CITTA'
Parte Prima Passando la frontiera del grande avvenimento, tremando ancora nel mantello muto del viaggio, attraverso di nuovo la mia città. Essa scioglie il matrimonio dal silenzio: il ticchettio dei tacchi nei vicoli, il suono che salta giù dal campanello del tram, l'aristocratico sbattere le porte del proprietario d'auto, l'innaffiatrice per un'illusione di rugiada sull'asfalto fanno più sottile la campana sulla città.
Essa comincia a vibrare. Il sole disserra il grigio. La città fa uscire tutti i colori sulla strada. I pastelli delle case sono là improvvisamente: Io sono il primo! No, io! Io! Dai depositi dei tram volta con grande strepito l'avorio; dai garages rombano l'azzurro con la cintura del tassì, il verde scuro della polizia, il verde tiglio di un'auto qualsiasi, il rosso dei vigili del fuoco, il nero delle pompe funebri municipali, il giallo della posta.
Parte Seconda La città mescola odori ai colori: l'odore di cuoio del negozio di scarpe la cui porta aperta la spazzina ingombra con la scopa, l'esalazione di birra dal ventilatore del ristorante, i profumi dei saponi dalla drogheria, l'aroma della torrefazione, l'odore di pesce della pescheria, l'odore di tabacco del legno dell'edicola, l'alito di muffa di un corridoio, l'aria pesante dalle finestre della mia facoltà.
Lavanda, viola, rosa si fanno pubblicità con un soffio.
Passo attraverso la vicinanza della pelle fresca di bagno di una giovane donna.

