Gli acarnesi

di Aristofane

(Scuola dell'Attore 1999)


E' la più antica delle commedie di Aristofane pervenutaci integralmente, fu infatti rappresentata alla Lenee del 425 a.c. ottenendo il primo premio. Come in altre commedie dello stesso autore vi viene affrontato il tema della pace, allora, come oggi, più che mai attuale essendo in pieno svolgimento la guerra del Peloponneso che contrapponeva Atene ed i suoi alleati a Sparta.

Diceopoli, un contadino costretto all'inurbamento forzato a causa della guerra, decide di stipulare una pace privata con Sparta. Al progetto pacifista del protagonista si contrappongono con veemenza gli Acarnesi, i carbonai del 'demo' di Acarne, da cui la commedia trae il titolo. I vecchi Acarnesi, che rappresentano le classi più legate alla tradizione e al nazionalismo ateniese, si sollevano dalle viscere della terra per rappresentare l'antico orgoglio di grande potenza della città, contrario alle proposte innovative e pacifiste di Diceopoli.

La grande forza evocativa dei cori loro affidati, li porta ad essere l'espressione della natura primigenia, di un concetto di giustizia antico e non mediato dalle nuove istanze di complessità e universalismo con cui si confronta il mondo ateniese. Altro personaggio importante è il generale Lamaco, la ridicolizzazione della classe militare, probabilmente lo stesso stratego Cleone allora a capo delle operazioni di guerra. Una miriade di altri personaggi da alla commedia una verve tutta carnevalesca.

Il tema della pace viene infatti trattato da parte di Aristofane in modo utopico e carnevalesco al contempo:
Utopico perché il protagonista, proponendo di fare la pace in forma personale con gli spartani, persegue un progetto chiaramente irrealizzabile e inverosimile;
Carnevalesco visto il gran numero di personaggi di ogni risma che popolano la commedia col chiaro intento di beffeggiare certe classi di cittadini se non personaggi politici ben definiti.

L'utopia pacifista di Diceopoli è tuttavia mossa interamente dal profitto personale. Egli sembra agognare alla pace non in quanto entità astratta ma in quanto condizione che permette di ritornare alla campagna e di godere dei frutti della terra. Lo stesso livore dimostrato dal protagonista verso quel sottobosco di personaggi equivoci che costellano la commedia (dagli ambasciatori, ai sicofanti e agli arraffoni di ogni sorta), deriva più da un'invidia per i privileges che questi ultimi riescono ad ottenere che da un rimprovero morale. Anche verso il finale della commedia, quando Diceopoli è riuscito a crearsi un proprio libero mercato, il possesso della pace risulta completamente egoistico e volto soltanto al piacere personale e non al bene comune.

Aristofane sceglie questa via ben consapevole del pubblico che avrebbe assistito alla rappresentazione, c'erano sì i cittadini ateniesi, ma sicuramente anche tutti i contadini forzatamente inurbati a causa della guerra che facilmente si sarebbero riconosciuti e identificati con il protagonista.

Il vero intento pacifista dell'autore viene espresso nel monologo centrale in cui il poeta parla in prima persona per mezzo di Diceopoli con il chiaro intento di magnificare la pace e di difendersi dagli attacchi ricevuti dallo stratego Cleone per la sua precedente commedia 'I Babilonesi' (andata perduta). Cleone trasse infatti Aristofane davanti alla giustizia ateniese con l'accusa di svilire la città di fronte agli stranieri, tentando in buona sostanza di limitare la capacità di critica e la libertà di parola del poeta in nome della guerra in corso. Aristofane non fu condannato e si prese la sua rivincita con 'Gli Acarnesi', dove torna a difendersi pubblicamente davanti alla città dalle accuse che gli erano state mosse.

Sempre nel lungo monologo affidato al protagonista, rivela il suo profondo spirito pacifista ponendo l'accento sull'assurdità della guerra e l'inconsistenza delle motivazioni che l'hanno causata:

'… ma una volta dei ragazzi, ubriachi di vino e di gioco, rapirono a Megara una puttana di nome Simeta. I Megaresi, fuori di sé dalla rabbia, rapirono allora due puttane del giro di Aspasia. Da qui scoppiò la guerra che sconvolse tutti i Greci, per tre puttane.'

Siamo di fronte ad uno dei più alti esempi di perorazione pacifista del mondo antico. Non si tratta più della tregua privata ed egoistica di Diceopoli, ma di una reale consapevolezza degli orrori della guerra e della necessità della pace.

Da qui in avanti anche il coro degli Acarnesi inizia a cambiare lentamente idea e l'intento pacifista è rafforzato dall'introduzione ridicolizzata del generale Lamaco, apertamente accusato di trarre vantaggi personali dal protrarsi delle ostilità. Non a caso dopo la prima apparizione di Lamaco il poeta inserisce la parabasi affidata al coro, in cui vuole dimostrare la fondatezza delle sus argomentazioni, ma soprattutto l'importanza dei poeti e del diritto di esprimere le proprie idee liberamente, in polemico contrasto col tentativo di censura portato avanti da Cleone con la denuncia dell'anno prima.

Seguono altri due cori in cui gli Acarnesi si lamentano nuovamente delle ingiustizie subite e della scarsa ricompensa rispetto ai sacrifici prestati per la patria e la lunga scena del mercato personale di Diceopoli: la realizzazione del progetto utopico del protagonista.

Dopo questa scena, in cui si palesano tutte le virtù e tutti i benefici della pace, Aristofane decide nuovamente di 'uscire' dalla commedia con il penultimo coro, in cui 'Gli Acarnesi', perso il livore iniziale che li caratterizzava, ricordano con nostalgia i tempi in cui fioriva la pace e prosperavano tutte le bellezze di un mondo agricolo e primigenio. Dopo questo coro, venato di toccante nostalgia, la commedia vola rapidamente alla farsesca conclusione del banchetto, di cui Diceopoli può godere appieno i frutti della 'sua' pace.

Per contro Lamaco, il generale, è costretto a partire per la guerra, per tornarne tuttavia poco dopo ignobilmente azzoppato nel tentativo di saltare un fosso. Gli Acarnesi sono dunque un affresco composito in cui convivono la commedia più schietta, l'orazione politica, ma anche un inno convinto alla libertà e alla pace.

Raffaello Malesci