I figli di Macbeth
da William Shakespeare
(Scuola dell'Attore 2008 - 2009)
I figli di Macbeth, ovvero la figliolanza di numerose opere teatrali da un testo cardine della letteratura occidentale, è il tema sul quale si è lavorato nel laboratorio 2008-2009 del terzo anno della Scuola dell’Attore organizzata da IL NODO TEATRO. L’intento del laboratorio era di sperimentare modalità scenico-teatrali e drammaturgiche proprie del teatro contemporaneo di ricerca e di sviluppare un lavoro sull’ascolto, l’immaginazione, la reattività in scena e la comunicazione.
Non aspettatevi, pertanto, il Macbeth di Shakespeare che è stato solo un pretesto. “I Figli di Macbeth” mescola e confonde più testi teatrali che hanno come unico comune denominatore l’essere ispirati alla Tragedia Scozzese più o meno direttamente.
E non aspettatevi nemmeno un’unica figura di Macbeth o una stretta identità attore-personaggio. Abbiamo scelto di rappresentare il protagonista della tragedia di Shakespeare mediante tre attori, in quali, dopo l’unica scena del testo originario, si trasformano in Macbètt (dall’omonimo testo di Ionesco – 1972), in Macbetto (dall’omonimo dramma di Testori – 1974) e in Macbettubù (dall’Ubu Re di Jarry – 1896) per poi confondersi nel delirio finale di quest’ultimo.
La struttura corale con un prologo e un epilogo è stata ripresa dal Macbetto di Testori. Il prologo è stato affidato ad un coro di soldati di ritorno dalla guerra (la recente battaglia a cui Macbeth farà riferimento? La guerra che a fine spettacolo intraprenderà contro il Principe Malcolm e l’Inghilterra? Le guerre moderne a cui quotidianamente assistiamo inerti?) ma subito, conquistato un loro palcoscenico, i soldati feriti si trasformeranno in coro di streghe, pronte a far pagare i danni al potere tirannico. Dal coro di streghe emergeranno ad uno ad uno tutti i diversi personaggi della rappresentazione, e in particolare l’amico Banquo, le tre Dark Lady e il Principe Malcolm (il figlio del Re Duncan che Macbeth assassinerà per assumerne il trono).
Lo spettacolo vero e proprio prende quindi il via a partire dalla terza scena del primo atto del Macbeth di Shakespeare, in cui il protagonista incontra un gruppo di streghe che gli predicono nuovi onori (Barone di Glamis, Barone di Cawdor) e la futura ascesa al trono di Scozia, ma anche che non sarà mai vinto a meno che la Foresta di Birnam non muova i suoi passi contro di lui. Da questa scena corale prenderanno il via le riscritture di Ionesco, Testori e Jarry. Il linguaggio classico, epico, contemporaneo e grottesco dei quattro autori è stato sintetizzato in una frase che i tre attori pronunceranno unitamente e singolarmente due volte nel corso dello spettacolo:
Francesco Buffoli
“Non ho mai visto un giorno così brutto e pur sì bello.”
(Macbeth)
“Mai ho veduto un dì incosì furento!”
(Macbetto)
“Avete mai visto un tempaccio simile?”
(Macbètt)
“Che giornata di merdra!”
(Macbettubù)

