I promessi sposi?
da Alessandro Manzoni
(La Scuola dell'Attore 2010 - 2011)
Un laboratorio teatrale sui Promessi Sposi offre spunti infiniti, anche troppi per una messa in scena. Molte sono le pagine comiche e quelle di intensità emotiva, sociale o intima, che vengono riscoperte con una lettura adulta del romanzo. Ma da qualunque parte lo prendi ne lasci fuori una porzione enorme e molte tematiche che meriterebbero attenzione. Se il tempo e il senso della messa in scena devono per forza essere contenuti e condensati si devono operare scelte radicali e il romanzo restare quasi un pretesto.
La nostra visione è stata quindi quella di una galoppata fra le pagine del romanzo, messa in atto dagli attori, lì per lì, nella sera della rappresentazione. Gli attori operano un’identificazione con i personaggi della vicenda che li porta a scavare nel romanzo alla ricerca del senso stesso. Col narcisismo tipico degli attori essi si sentono tutti protagonisti o associano il termine “protagonista” alla Provvidenza, all'unione di Renzo e Lucia, al matrimonio... Come tutti gli Attori però scoprono, con l'esperienza di scena, che solo accantonando se stessi si può fare teatro e trovare il “senso ultimo”. Questo gioco di teatro nel teatro prende spunto da “I Promessi Sposi alla Prova” di Testori, ma anche, e inevitabilmente, da “Sei Personaggi in Cerca d'Autore” di Pirandello.
La felicità sulla terra e il riscatto dei Miserabili
La critica ufficiale si è divisa sulla lettura di questo romanzo fra chi ne sottolinea il pessimismo tipico del Manzoni precedente – quello delle tragedie – e fra chi, al contrario, legge nel romanzo una nota più ottimista (il lieto fine e la pioggia purificatrice che chiude il racconto). C’è poi chi sottolinea la centralità di Dio e della Provvidenza e chi quella dell’uomo, del popolo inserito nella storia, in quanto vero contenuto di novità rispetto alla letteratura precedente incentrata sui potenti e su fatti di pura fantasia.
La visione religiosa e morale di Manzoni è sospesa fra quella tipicadella Chiesa conservatrice di matrice medioevale e quella post-illuminista più aperta al sociale e alla felicità terrena. Il Manzoni delle tragedie rispecchia pienamente la prima visione, in cui l’uomo è impotente, non ha diritto alla felicità e ha la fede come unica consolazione e la morte/resurrezione come unica speranza.
Il Manzoni dei Promessi Sposi, invece, apre un varco all’ottimismo: il popolo può opporsi allo stato d’oppressione, con l’azione, la solidarietà, l’amore, anche con la fede – ma una fede attiva, impegnata nella lotta per la libertà e la giustizia su questa terra.
Troviamo questo Manzoni assai più moderno, e forse persino laico, progressista e sociale, con la sua spietata ironia verso le autorità che opprimono il popolo e il suo desiderio di giustizia e di riscatto dei miseri. Il paragone con iMiserabili di Victor Hugo è stato così naturale da non poter non essere portato nella nostra rappresentazione.
Francesco Buffoli
Will you join in our crusade?
Who will be strong and stand with me?
Somewhere beyond the barricade
is there a world you long to see.
Do you hear the people sing?
Say, do you hear the distant drums?
It is the future that they bring
when tomorrow comes...
Tomorrow comes!
Sarete al nostro fianco nella battaglia?
Chi sarà forte e rimarrà con me?
Da qualche parte oltre la barricata
c'è un mondo da vedere.
Lo sentite il popolo cantare?
Dite, li sentite quei tamburi lontani?
E' il futuro che essi portano
quando sarà domani...
Quando domani sarà!
da Les Miserables (Victor Hugo), Il Musical

