Il tacchino
di Georges Feydeau
(Scuola dell'Attore 2004 - 2005)
Un meccanismo d'orologeria di precisione: ecco come potremmo descrivere questo testo. Ad ogni imprevisto corrisponde una reazione altrettanto repentina che verrà a sua volta modificata da un ulteriore quiproquo. Nel vederlo potremmo pensare ad un moderno flipper, ma se consideriamo che è l'autore a muovere le fila ecco che non è più il caso che sposta la pallina, ma un perfetto congegno che cadenza e porta lo spettatore esattamente dove l'autore vuole che vada.
I giochi di parole sono il pane di Feydeau e purtroppo molto di questo viene perso in una traduzione, ma i personaggi sono e rimangono espressione caratteristica di persone del mondo. Questa è un ulteriore carta vincente: portare sulla scena quello che il nostro mondo variopinto ci presenta ogni giorno a partire dall'inguaribile latin lover più o meno fortunato (Pontagnac), al marito (Vatelin) che tenta di coprire quella che per lui è una scappatella, ma che per l'amante (Maggy Soldignac) è una storia che ha una continuità, la stessa amante che tenta in tutti i modi più subdoli e furbi di intenerirlo e di non perderlo, all'amico (Redillon) che ama non proprio in silenzio, ma insiste con garbo, alla moglie (Lucienne Vatelin) pronta a tradire solo se tradita.....o forse nemmeno.....
E come non pensare ai 'personaggi secondari'! La nostra vita è fatta di “protagonisti” che dovremmo essere noi stessi, i nostri affetti, il nostro mondo lavorativo o di passioni, ma anche di persone che incontriamo una sola volta nella vita e magari per pochissimo tempo, ma che influenzano talmente tanto il nostro vivere che definirli 'personaggi secondari' o 'di contorno' può essere molto, molto riduttivo... Come saranno in questo congegno d'orologeria questi personaggi? Godiamoci lo spettacolo e lo scopriremo.
Valeria Bisoni
VAUDEVILLE
Genere teatrale che nel XVII secolo si sviluppa come un testo inframmezzato da canzoni o balletti. Comincia a perdere molto del suo pubblico al nascere dell'operetta, e quindi per sopravvivere muta e alla fine del XIX secolo il termine indica una commedia leggera, divertente e popolare, ricca di intrighi e di equivoci. E' un genere senza nessuna pretesa letteraria, psicologica o filosofica. Anzi si fonda su una struttura molto solida, costruita intorno a quiproquo e a casi fortuiti che generano quindi la comicità della situazione. Il massimo del rinnovamento avviene dopo il 1850 grazie ad autori come E. Labiche (1815-1888) di cui citiamo Il cappello di paglia d'Italia; La scelta del genero; Il viaggio del Sig. Perrichon; e G. Feydeau.

