Le allegre comari di Windsor
di William Shakespeare
(La Scuola dell'Attore 2000 - 2001)
Tutti gabbati!
Falstaff, l'antieroe per eccellenza! Uno dei più gustosi personaggi mai usciti dalla penna di Shakespeare: un grasso cavaliere, libertino, voglioso, dedito al vino e alle taverne, bugiardo e millantatore. Falstaff non è particolarmente onesto, né leale, non è sposato, non ha un reddito fisso e sicuro, veste in modo sgargiante, ama divertirsi, ammette di non avere nessuna voglia di lavorare, ma soprattutto non nasconde in nessun modo il suo modo di essere. Falstaff resterà sempre sinonimo di libertà e di umanità, egli non riveste nessuna delle caratteristiche che ammantano una persona di rispettabilità, sia oggi come allora.
Shakespeare, nelle 'Allegre Comari di Windsor', gli contrappone tutta una serie di personaggi che rappresentano la società rispettabile del suo tempo. Ma attenzione, nel parroco Evans possiamo riconoscere tanti dei nostri preti di paese, il Dottore altro non è che la parodia di un medico condotto, Ford un piccolo borghese benestante, Page un convinto moralista, il giudice potrebbe essere un funzionario statale, un notaio o addirittura un sindaco saccente di tante nostre località, le Comari delle signore chiacchierone e intriganti, mentre nel nipote stupido possiamo intravedere tanti figli di papà che fanno una bella carriera solamente perché favoriti dalla famiglia.
Tutte le burle che colpiscono Falstaff sembrano quasi il tentativo di vendetta da parte di una comunità frustrata, che vorrebbe essere come lui, ma che, rifiutando di ammettere i propri desideri, non riesce a liberarsi dai vincoli del perbenismo. Solo Falstaff esprime pienamente la ricerca del piacere e della felicità che è comune a ogni uomo.
Alla fine della commedia il nostro eroe sembra uscirne sconfitto. A trionfare è l'amore puro, o meglio un sogno d'amore, di Anna e Fenton. In realtà sono proprio tutti i 'cittadini' di Windsor a restare gabbati, perché la vita li ha gabbati. La morte viene a gabbare tutti, ma non Falstaff che è l'unico a poter ridere veramente perché ha vissuto senza falsità, senza travestimenti, mettendo in mostra se stesso con la realtà del suo grasso corpo, così com'è e come vuole essere. Quanti di noi potranno dire di avere fatto altrettanto?
Raffaello Malesci

