Le donne a parlamento 1998
di Aristofane
(La Scuola dell'Attore 1998)
'Le donne al Parlamento' ha la caratteristica di non essere stata scritta nel quinto secolo, a cui appartiene la quasi totalità della produzione di Aristofane, ma nel quarto secolo (395 a.C.). Questa osservazione non è di carattere secondario, poiché l'opera si iscrive in un periodo in cui l'impero ateniese era ormai tramontato dopo la sconfitta nella trentennale guerra del Peloponneso. L'egemonia, anche culturale, di Atene si andava stemperando in una visione più vasta, che di lì a poco amplierà definitivamente l'ormai stretto orizzonte delle poleis greche all'impero universale di Alessandro. Non possiamo pensare che questa mutata situazione storica non abbia influenzato la produzione di Aristofane, sempre così attento agli accadimenti politici della sua città.
'Le Donne al Parlamento' è infatti un'opera atipica se confrontata con la produzione precedente. L'opera che presenta con essa maggiori similitudini è sicuramente la 'Lisistrata' (412-411 a.C.), l'unica che si occupa della ricerca della pace dal punto di vista delle donne.
Le similitudini sono evidenti: in entrambe le commedie troviamo delle donne coalizzate e capeggiate da una di loroche, sovvertendo le regole sociali, vogliono ottenere un certo risultato. Differente è ovviamente lo scopo dato il diverso periodo storico, ma non solo: differente è il respiro delle due commedie.
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Nella 'Lisistrata' si vuole esplicitamente assicurare un avvenire alla Grecia intera: "...l'avvenire della Grecia dipende solamente dalle donne". L'orizzonte è panellenico.
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Nelle 'Donne al Parlamento' invece, l'orizzonte si è ristretto alla sola città di Atene, con l'intento di migliorarne l'organizzazione interna.
Antitetica è anche la tensione dei due personaggi principali:
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Lisistrata è convinta fino in fondo della necessità della pace e lotta aspramente per ottenerla; è un personaggio coerente che fa di tutto per attuare la sua risoluzione.
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Prassagora lancia una proposta iniziale e la concretizza facilmente, ma scompare nel finale quando si evidenziano tutti i difetti del comunismo da lei proposto, lasciando libero sfogo agli eventi non controllati.
Da questo modo differente di trattare i personaggi comprendiamo il profondo cambiamento avvenuto dopo la definitiva sconfitta subita ad opera di Lisandro. Ciò che si decide ad Atene ormai non è più fondamentale per le sorti del mondo.
Aristofane ci comunica questo messaggio attraverso il disinteresse dei cittadini, che si recano a parlamento solo per riscuotere l'obolo di presenza, e attraverso la reazione di Blepiro, che ritiene le nuove regole uno dei tanti esperimenti di un organismo statale che non è più l'interesse principale dei cittadini.
Chiarissima è la completa mancanza di un respiro universale: la presa del potere da parte delle donne influisce semplicemente su tre temi terreni: la divisione dei beni, l'esperienza sessuale e il cibo.
Prassagora non ha più il piglio condottiero di Lisistrata, ma è solo il capo di una realtà provinciale. Nuovo in questo senso è anche l'utilizzo del coro, non più parte attiva, ma semplice spettatore.
Aristofane sembra volerci comunicare che sia i personaggi, sia il popolo non hanno più niente da dire, poiché tutti hanno perso fiducia nelle loro azioni, annullati da un mondo diventato improvvisamente troppo vasto. Ed è l'impotenza che crea il disinteresse.
In questo senso 'Le Donne al Parlamento' risulta essere la commedia più attuale, proprio perché anche il mondo moderno si confronta con un allargamento indefinito dei confini, il che rende ognuno di noi una delle tante figure rosse nelle infinite sale straboccanti di vasi di un moderno museo.
Raffaello Malesci

