Liolà

di Luigi Pirandello

(La Scuola dell'Attore 2018 - 2019)

 


"Liolà" è una delle commedie più atipiche e solari di Luigi Pirandello. Scritta in dialetto agrigentino nel 1916, si distanzia apparentemente dal tipico umorismo tragico e cerebrale dell'autore per immergersi nella campagna siciliana, ma nasconde sotto la superficie le sue classiche riflessioni sull'esistenza.

Al centro della commedia c'è il profondo contrasto tra le leggi della natura e le regole della società. Liolà, il protagonista, incarna il vitalismo puro: è un uomo allegro, spensierato, che vive in totale armonia con il ciclo naturale. Non accumula ricchezze e non si cura del giudizio altrui; per lui la vita è gioia, canto e fecondità. Ha diversi figli illegittimi che cresce con amore insieme alla madre, vedendoli non come un "peccato", ma come frutti spontanei della natura.

In netta contrapposizione a Liolà troviamo Zio Simone, un ricco e anziano proprietario terriero ossessionato dalla "roba" (la proprietà materiale) e dalla mancanza di un erede a cui lasciarla. In Zio Simone la logica del possesso ha inaridito i sentimenti. La sua impotenza non è solo fisica, ma simbolica: rappresenta l'incapacità delle convenzioni sociali e della ricchezza materiale di generare vera vita.

Anche in questa commedia agreste Pirandello introduce il tema della maschera e della finzione sociale. Quando Tuzza rimane incinta di Liolà, si scatena un intreccio di inganni. Zio Simone, pur sapendo di non essere il vero padre, accetta di far passare per suo il figlio di Tuzza (e poi quello di sua moglie Mita, sempre messo incinta da Liolà) pur di salvare le apparenze di fronte al paese e dimostrare una virilità che non ha.

Alla società non importa la verità dei fatti, ma il rispetto formale delle regole: l'inganno viene accettato e legalizzato purché salvi l'onore e la linea di successione.